“Kel che fea i mut”
Augusto Murer e i monumenti alla Resistenza in Veneto (1964-1985)
Il contesto
La ricerca, all’interno del progetto Patricom, sullo scultore di Falcade Augusto Murer si concentra sui monumenti in bronzo dedicati alla Resistenza in Veneto, un tema particolarmente a lui caro data la sua esperienza nella lotta partigiana.

Augusto Murer nacque il 21 maggio 1922 a Falcade, un piccolo paese delle Dolomiti bellunesi e fin da giovane dimostrò un talento naturale per l’arte e la scultura. Studiò all’Istituto d’Arte di Ortisei, successivamente frequentò i corsi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ebbe l’opportunità di conoscere e apprendere dall’illustre scultore Arturo Martini.
Il nome del progetto “kel che fea i mut” deriva dal dialetto bellunese e significa “colui che faceva i muti, quelli che non parlano”. Murer veniva descritto così dai suoi concittadini.
Tra il 1944 e il 1945, Murer si unì alla Resistenza contro l’occupazione nazista, arruolandosi nella brigata “Fratelli Fenti” e solo dopo la fine della guerra, Murer iniziò la sua attività di scultore, scolpendo prevalentemente in legno.
I monumenti che Murer ha dedicato alla Resistenza ancora oggi sono fonte di controversie e di vivaci discussioni. Infatti, in più occasioni, sono stati oggetto di atti vandalici, danneggiamenti, alterazioni e, in alcuni casi, sono stati persino rimossi dalle loro sedi originali.
Le polemiche intorno alle sue opere dimostrano che esse sono ancora capaci di smuovere le coscienze e di stimolare un dibattito necessario sull’eredità della Resistenza. Le forme possenti e l’espressività intensa delle sculture di Murer sfidano l’oblio e l’indifferenza, invitandoci a riflettere sulla nostra storia recente e sui valori per cui tanti hanno sacrificato la vita.