Terre dell’occhiale
Ecomuseo dell’occhialeria bellunese
La ricerca
L’industria bellunese dell’occhiale vanta un’illustre tradizione, che risale alla fine dell’Ottocento e si lega alle radici storiche più profonde del “Made in Italy”. Nata nel 1878 grazie al coraggio e allo spirito di iniziativa di alcuni pionieri, continua a crescere e rinnovarsi nel tempo fino a diventare il principale distretto mondiale del settore.
Nelle valli del Cadore, dell’Agordino e dell’Alpago, immerse nel paesaggio dolomitico, operano centinaia di imprese grandi, medie e piccole che danno lavoro a oltre 10.000 persone. I loro prodotti sono il frutto di oltre un secolo di esperienze artigianali e industriali nel campo dei materiali, delle lavorazioni e del design. Le loro storie e quelle dei loro protagonisti rappresentano un patrimonio di eccezionale valore culturale che caratterizza l’identità di questi luoghi e dei loro abitanti.
Il Museo dell’Occhiale
Nella seconda metà del ’900, imprenditori, cittadini e amministratori locali iniziano a prendere coscienza dell’importanza di questo immenso patrimonio e dei suoi legami con il territorio e le comunità che vi risiedono e avviano una serie di iniziative per la sua tutela e valorizzazione. Nel 1956, in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Cortina d’Ampezzo, viene organizzata a Pieve di Cadore la prima Mostra dell’occhiale attraverso i secoli, riproposta nel 1959 all’Università di Padova.

Grazie all’impegno dell’allora presidente di Safilo e appassionato collezionista di occhiali Vittorio Tabacchi, nel 1990 viene inaugurato il Museo dell’Occhiale a Tai di Cadore, gestito dal 1996 dall’omonima Fondazione, che racconta la storia degli strumenti ottici dal Medioevo a oggi. Nel 2007 il Museo si trasferisce a Pieve di Cadore e si arricchisce di una nuova sezione dedicata alla nascita e allo sviluppo dell’industria bellunese dell’occhiale. Nel 2011, a corredo dell’esposizione museale, la Fondazione pubblica la prima edizione del volume “Occhiali e dintorni. Storie ordinarie di invenzioni rivoluzionarie”, ripubblicato in versione ampliata nel 2024.

Il ruolo delle imprese
Nello stesso periodo, diverse imprese del distretto commissionano studi e ricerche sulle proprie origini, i propri fondatori e i propri prodotti e raccolgono oggetti, documenti e immagini da esporre a fini educativi o promozionali. Nascono così il Museo dell’Occhiale Safilo (poi divenuto Galleria Guglielmo Tabacchi), allestito negli anni ’80 nella sede di Safilo a Calalzo di Cadore e trasferito a Padova nel 1996, il Museo Ottiche e Occhiali (meglio noto come Museo dell’Ottica) inaugurato da Luxottica nel 1991 ad Agordo, e il Sentiero del Valore, aperto nel 2020 da Fedon nella propria sede di Alpago.

A partire dal 2000, un numero crescente di volumi curati da accademici, giornalisti ed esperti – G.L. Fontana, Guglielmo Tabacchi pioniere dell’occhialeria italiana, Silvana, Cinisello Balsamo (MI), 2000; 100 Years Young 1919-2019, Giorgio Fedon & Figli, Alpago, 2019; T. Ebhardt, Leonardo Del Vecchio, Sperling & Kupfer, Segrate (MI), 2022; P. M. Fop (a cura di), Vita in Fabbrica. Calalzo di Cadore 1970-2006, Tipografia Tiziano, Pieve di Cadore (BL), 2025 – ricostruisce la storia del distretto, delle sue aziende e delle persone che ci hanno vissuto e lavorato.


L’ecomuseo
Nel 2023 la Fondazione Museo dell’Occhiale, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova e altri partner pubblici e privati, lancia il progetto Terre dell’Occhiale – Ecomuseo dell’occhialeria bellunese, che collega i musei, le collezioni, i siti storici e le fabbriche attive del distretto con percorsi reali e virtuali di visita e organizza eventi finalizzati alla loro “scoperta”.

L’Ecomuseo si rivolge a tre tipi di pubblico: studenti; appassionati di turismo industriale, sia come historical industry tourism (“turismo delle industrie storiche”) sia come living industry tourism (“turismo delle industrie vive”); frequentatori della montagna in varie forme (sci, alpinismo, trekking, bike ecc.) e nelle diverse stagioni. Per aumentarne l’attrattività e migliorarne la sostenibilità, gli itinerari di visita dell’Ecomuseo sono connessi ai principali itinerari turistici estivi e invernali (con totem e pannelli informativi sulle tratte più frequentate, guide cartacee in musei, alberghi, rifugi, ristoranti, negozi, impianti di risalita ecc.) e coordinati, mediante appositi accordi con i soggetti interessati, con altre iniziative (mostre, concerti, spettacoli, eventi culturali, sportivi, enogastronomici ecc.) organizzate nelle Dolomiti e nelle zone pedemontane.
